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Internazionalizzare la propria impresa

L’internazionalizzazione è un passo necessario per l’impresa che deve aprirsi al mercato globale per restare concorrenziale. In modo particolare questo vale per le imprese che operano in settori tecnologici innovativi - come le biotecnologie, il fin-tech, l’ICT e le energie rinnovabili - che fanno molta ricerca e hanno bisogno di un ambiente internazionale con cui condividere le proprie scoperte e i nuovi prodotti.
Questo processo richiede un grande sforzo di adattamento dell’impresa ad altri mercati, e in modo particolare ad altre nazioni e culture, e presuppone un’accurata pianificazione non solo dei mercati in cui si vuole penetrare, in termini di caratteristiche del mercato e di barriere protettive, ma anche un’attenta analisi del proprio prodotto e delle caratteristiche che deve sviluppare per riscuotere successo in un dato mercato estero. Inoltre è necessaria un’attenta pianificazione fiscale per non commettere violazioni che sarebbero pesantemente sanzionate.
Base ideale di partenza è la Svizzera, che oltre ad essere un Paese industrialmente molto avanzato, stabile e ricco, è un’incredibile piattaforma d’internazionalizzazione, grazie alla sua tradizione di Paese votato all’esportazione di prodotti di elevata qualità e di primaria piazza econominca aperta all’imprenditoria.
Importante centro d’innovazione tecnologica, il suo marchio “Swiss Made” gode di grande reputazione sul mercato globale ed è sinonimo di qualità, precisione e affidabilità.
Basti pensare che nell’edizione 2017-2018 del Global Competitiveness Report, e per il settimo anno consecutivo, la Svizzera è risultata il Paese più competitivo al mondo, seguito da Stati Uniti e Singapore.

 

Novità


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16/04/2018

Biotech: piattaforma “Svizzera”*

Negli ultimi anni in Svizzera l’industria delle biotecnologie ha creato un business stabile con un elevato fatturato e numerosi prodotti. Alla sua crescita hanno concorso l’ingresso di nuovi operatori e soprattutto l’elaborazione di nuove tecnologie, che hanno aperto nuovi campi di applicazione e differenziato gli ambiti applicativi, permettendo la continua espansione del mercato di riferimento. In questo panorama i brevetti sono stati il veicolo sia di protezione dei nuovi prodotti sia di attrazione degli investimenti, in un’industria dai rischi elevati, ma anche dall’enorme potenziale di remunerazione: il loro numero e la loro qualità è stata direttamente influenzata dai fattori di cui si diceva prima, e cioè dall’importanza dei settori tradizionali di applicazione presenti in un territorio (farmaceutica, chimica), dell’espansione in nuove aree e della combinazione di varie tecnologie (per esempio, tecnologie digitali), dalla qualità dei centri di ricerca e dagli investimenti necessari per sostenere tutto questo.
Se consideriamo i brevetti come indicatore del mercato delle biotecnologie, notiamo che la Svizzera si colloca al primo posto per importanza dei brevetti sviluppati (fonte: Swiss Biotech Report, 2017).
In effetti la Svizzera offre eccellenti condizioni quadro per le imprese biotecnologiche. Spesso nel campo delle biotecnologie si parla di “complessità”, come driver dell’evoluzione tecnologica; questa “complessità”, appunto, si rinviene anche nella composizione del business network, che consente quel sostrato vitale idoneo allo sviluppo del mercato. Prestigiose università e istituzioni private, ove si svolge attività di ricerca e sviluppo, attirano i migliori talenti da tutto il mondo e forniscono la base tecnologica che sostiene un mercato composto da start-up altamente tecnologiche, PMI e le grandi multinazionali elvetiche del settore. L’efficiente trasferimento di know how e tecnologie dalla ricerca di base e da quella applica all’applicazione industriale funge da stimolo per ulteriori innovazioni.
In numeri con 281 aziende presenti sul territorio elvetico, che impiegano 15.362 lavoratori, nel 2016 il settore ha attratto investimenti per 1,7 miliardi di CHF in ricerca e sviluppo e generato un fatturato di 5,7 miliardi di CHF (fonte: Swiss Biotech Report, 2017).
Di queste il 35% opera nel campo della biotecnologia nel sistema sanitario; il 6% nel campo della biotecnologia nell’industria (inclusa quella alimentare); il 4% nel campo della biotecnologia nell’IT; e l’1% nella biotecnologia nell’agricoltura. Vi sono poi i fornitori con produzione propria di diagnosi, equipment, utensili di laboratorio e di reagenti, con il 22%, i fornitori di servizi (piattaforma tecnologica, ricerca, produzione, analisi e ricerca clinica), con il 17%, e i fornitori di servizi di consulenza/ingegneria, con il 15% (fonte: Swiss Biotech Report, 2017).
Il settore della chimica, farmaceutica e delle biotecnologie in Svizzera è poi leader delle esportazioni elvetiche: dal 31,8% nel 2001 è cresciuto fino al 44,8% nel 2016, con 9,4 miliardi di CHF.
La Svizzera, quindi, si presenta come piattaforma ideale delle biotecnologie, di cui è leader: la complessità organizzativa e strutturale del proprio network che essa ha saputo creare al proprio interno, fondata sui pilastri della qualità e dell’innovazione, garantisce alle imprese del settore, in cerca di investimenti e di condizioni quadro stabili, quanto è necessario per la loro crescita e la loro internazionalizzazione.

* di Gianmarco Bertone, pubblicato il 9 aprile 2018 su www.diritto24.ilsole24ore.com



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