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Internazionalizzare la propria impresa

L’internazionalizzazione è un passo necessario per l’impresa che deve aprirsi al mercato globale per restare concorrenziale. In modo particolare questo vale per le imprese che operano in settori tecnologici innovativi - come le biotecnologie, il fin-tech, l’ICT e le energie rinnovabili - che fanno molta ricerca e hanno bisogno di un ambiente internazionale con cui condividere le proprie scoperte e i nuovi prodotti.
Questo processo richiede un grande sforzo di adattamento dell’impresa ad altri mercati, e in modo particolare ad altre nazioni e culture, e presuppone un’accurata pianificazione non solo dei mercati in cui si vuole penetrare, in termini di caratteristiche del mercato e di barriere protettive, ma anche un’attenta analisi del proprio prodotto e delle caratteristiche che deve sviluppare per riscuotere successo in un dato mercato estero. Inoltre è necessaria un’attenta pianificazione fiscale per non commettere violazioni che sarebbero pesantemente sanzionate.
Base ideale di partenza è la Svizzera, che oltre ad essere un Paese industrialmente molto avanzato, stabile e ricco, è un’incredibile piattaforma d’internazionalizzazione, grazie alla sua tradizione di Paese votato all’esportazione di prodotti di elevata qualità e di primaria piazza econominca aperta all’imprenditoria.
Importante centro d’innovazione tecnologica, il suo marchio “Swiss Made” gode di grande reputazione sul mercato globale ed è sinonimo di qualità, precisione e affidabilità.
Basti pensare che nell’edizione 2017-2018 del Global Competitiveness Report, e per il settimo anno consecutivo, la Svizzera è risultata il Paese più competitivo al mondo, seguito da Stati Uniti e Singapore.

 

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10/02/2018

L’importanza della resilienza dell’impresa e il suo impatto sul processo d’internazionalizzazione *

Con il termine “resilienza” s’intende la capacità intrinseca di un sistema di modificare il proprio funzionamento, prima, durante e dopo un cambiamento o una perturbazione, in modo da poter continuare le operazioni necessarie in condizioni sia previste che impreviste (la definizione è tratta da Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza).
La resilienza, dunque, presuppone sia la capacità di prevenzione, volta ad evitare o, quanto meno, a diminuire l’impatto traumatico di un potenziale evento dannoso, sia la capacità reattiva e di adattazione di fronte al verificarsi di un simile evento, che le consenta di ritornare a un livello accettabile di performance in un tempo ragionevole.
Quindi, affinché vi sia resilienza, è richiesta una strategia preventiva e, al contempo, una strategia reattiva, alle quali deve corrispondere un’adeguata azione organizzativa.
Di conseguenza, per dirsi resiliente, un sistema, azienda o Paese che sia, dev’essere dotato delle capacità: di anticipazione, intesa come la capacità di prevenzione dei pericoli e di adattazione del proprio funzionamento ai cambiamenti imprevisti; di monitoraggio, intesa come la capacità di controllo e di supervisione della performance del sistema e del suo stato operativo alla ricerca di possibili segnali; di reazione, intesa come la capacità di risposta immediata ai cambiamenti, per regolare il proprio funzionamento e limitare i danni; e di apprendimento, intesa come la capacità di registrazione dagli eventi passati per aumentare il livello di sicurezza.
Appunto, in un mercato come quello attuale, connotato da crescente turbolenza a livello globale, la resilienza costituisce un valore fondamentale, che influisce pesantemente sulla riuscita del processo d’internazionalizzazione di un’impresa, perché le consente di possedere la flessibilità necessaria per entrare e permanere durevolmente in un mercato senza perdere il proprio investimento.
La turbolenza, infatti, può coinvolgere un’azienda e mettere a dura prova la sua capacità di adattamento e di sostegno della propria attività imprenditoriale, sotto il profilo sia organizzativo che finanziario. Per poterla efficacemente contrastare è quindi necessario che l’impresa possieda la necessaria conoscenza esperienziale del mercato locale (Johanson, J. & Vahlne J., The Internationalization Process of the Firm – A Model of Knowledge Development and Increasing Foreign Market Commitments, Journal of International Business Studies, 1977), che le permetta di costruire il proprio modello di business in quel mercato non su un format astratto, improntato su quello adottato nel Paese d’origine o su previsioni comportamentali non verificate degli operatori e consumatori locali, ma sulle informazioni che direttamente provengono dal mercato locale stesso.
Queste informazioni riguardano sia l’organizzazione del mercato sia la presenza di eventuali barriere sia, soprattutto, i tempi e i modi per entrare a far parte del business network locale, condizione quest’ultima indispensabile per la resilienza di un’impresa, perché le consente di essere inserita in un contesto relazionale più ampio (Hilmersson, M., & Jansson, H. International network extension processes to institutionally different markets: Entry nodes and processes of exporting SMEs. International Business Review, 2012).
Ora, se si esclude il modello di internazionalizzazione “indiretta”, che non prevede la presenza fisica dell’azienda sul territorio estero, ma al contempo le impedisce un effettivo inserimento nel network locale, una strategia spesso seguita dalle PMI per acquisire la necessaria resilienza su un mercato estero è la penetrazione dello stesso in vari passaggi: in questo modo l’impresa “learn and gain knowledge by doing”, perché essa supera l’incertezza della sua nuova esperienza nel mercato estero attraverso il progressivo incremento della sua operatività in proporzione alla crescita del suo fatturato, in modo da accorciare progressivamente il distacco psicologico tra la sua cultura e modello di business, da un lato, e quelli del mercato in cui entra, dall’altro, modulando contemporaneamente gli investimenti necessari.
In conclusione il mercato globale è in continua e veloce trasformazione: offre costantemente opportunità, ma impone visione e strategia. Tuttavia queste non avranno valore se l’impresa non si rende resiliente, se cioè non adotta una prospettiva recettiva, che le consenta di apprendere dal mercato e continuare ad adattare e perfezionare la propria strategia sulla base degli input esterni derivanti dal contesto in cui opera: solo in questo modo potrà costruire un business di successo; da qui l’importanza della sua resilienza.
* di Gianmarco Bertone, pubblicato il 09.02.2018 su www.diritto24.ilsole24ore.com



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